75) Berdiaev. La perdita del centro e le sue conseguenze.
La storia moderna si  distinta per il grande spreco di energie
spirituali e per la dispersione (perdita del centro). Nella
ricerca di nuovi punti di riferimento comincia una storia nuova,
che per analogia il filosofo russo Nicolaj Berdiaev chiama nuovo
Medioevo. Alla fine egli conclude che il senso della storia 
metastorico.
N. A. Berdiaev, Il senso della storia: saggio di una filosofia del
destino umano (vedi manuale pagine 206-207).

 Ho gi cercato di spiegare questo spreco di forze dell'uomo della
storia moderna, quando parlai del passaggio dal medioevo al
Rinascimento. Mentre il medioevo con l'ascetica, il monachesimo e
la cavalleria seppe preservare le forze umane dallo sperpero e
dalla dissoluzione perch potessero fiorire creativamente
all'inizio del Rinascimento, tutto il periodo umanistico neg la
disciplina ascetica e la subordinazione ai principi supremi
sovrumani. E' un periodo per il quale  caratteristico lo spreco
delle forze umane. Ora questo non pu non comportare un
esaurimento, il quale in ultima analisi deve portare a una perdita
del baricentro nella persona umana che ha cessato d'imporsi una
disciplina. Una persona di tal genere deve gradatamente perdere la
sua autocoscienza, la sua individualit, la sua specificit, e noi
lo notiamo decisamente in tutte le correnti della cultura attuale,
nel socialismo, nel monarchismo, nell'imperialismo, nelle nuove
correnti dell'arte e dell'occultismo. Decisamente in tutte si
avvisa lo scrollo dell'ideale umano, la dissoluzione della
personalit umana che era stata forgiata nel cristianesimo e che
la cultura europea aveva il compito di forgiare. La persona
incomincia a indebolirsi e a perdere nell'intimo la sua
configurazione, la sua autocoscienza, il suo sostegno spirituale
interiore. Ed ecco che si comincia a cercare un centro spirituale
al quale collegarsi per poter ripristinare le energie minate della
persona. L'individualit umana sente che lungo le vie libere da
lei percorse durante il periodo rinascimentale la minacciano un
esaurimento crescente e la perdita della libert, e cerca principi
che si elevino al di sopra di lei e la guidino. La persona umana
cerca per s qualcosa di sacro, agogna sottomettersi liberamente
per ritrovare se stessa. Si ripete cos la verit paradossale che
l'uomo acquista e afferma se stesso se si sottomette a un
principio supremo sovrumano e trova in un sacro sovrumano il
contenuto della propria vita; al contrario l'uomo perde se stesso
se si sbarazza del contenuto sovrumano supremo e non ritrova in s
che il suo piccolo mondo umano chiuso. L'affermazione
dell'individualit umana presuppone l'universalismo; lo dimostrano
tutti i risultati della cultura e della storia moderna nella
scienza, nella filosofia, nell'arte, nella morale, nello stato,
nella vita economica, nella tecnica, lo dimostrano e lo provano
con l'esperienza. E' provato e dimostrato che l'ateismo umanistico
porta all'autonegazione dell'umanesimo, alla degenerazione
dell'umanesimo in antiumanesimo, al passaggio della libert in
costrizione. Cos finisce la storia moderna e incomincia una
storia diversa che io per analogia ho chiamato nuovo medioevo. In
essa l'uomo deve di nuovo legarsi per raccogliersi, deve
sottomettersi al supremo per non perdersi definitivamente. Bisogna
ritornare in forma nuova ad alcuni elementi dell'ascetismo
medioevale perch la persona umana ritrovi s stessa, perch possa
continuare nel futuro il lavoro cristiano sull'uomo, che
costituisce un momento essenziale nel destino dell'umanit nella
storia universale. Quello che il medioevo ha sperimentato
trascendentemente deve essere sperimentato immanentemente. Uno
sforzo di autolimitazione libera dell'uomo, di libera disciplina,
di subordinazione volontaria al sacro sovrumano, potr stornare
l'esaurimento definitivo delle energie creative dell'uomo, porter
ad accumulare nuove energie creative e render possibile un nuovo
Rinascimento cristiano, il quale per la parte eletta dell'umanit
sopravverr soltanto sulla base di un rafforzamento della persona
umana. Il medioevo si basava sulla rinuncia interiore al mondo, e
qui stava la sua essenza spirituale e il suo pathos supremo.
Questa rinuncia cre la grande cultura medioevale. L'idea
medioevale del Regno di Dio  un'idea di rinuncia al mondo, che
porta al dominio sul mondo:  il paradosso fondamentale del
medioevo messo in luce da storici della cultura medioevale come
Eincken, la negazione del mondo da parte della chiesa port
all'idea dell'impero mondiale della chiesa. Ho gi detto che
questo non poteva riuscire: la coscienza medioevale non aveva
veramente scoperta la libert dello spirito e il dramma della
storia moderna fu inevitabile. Ma l'esperienza dell'uomo moderno
che si era proposto di imperare sul mondo lo rese schiavo del
mondo. In questa schiavit egli perse i suoi lineamenti umani e
perci adesso deve passare per una nuova rinuncia per vincere il
mondo in s e intorno a s, per diventare signore e non pi servo.
Tale  la situazione spirituale dell'uomo alla fine della storia
moderna, alla soglia di un'era nuova.
Secondo me quest'ultima apre davanti all'uomo due strade. Alla
vetta della storia avviene il taglio in due definitivo. L'uomo 
libero di imboccare la strada dell'autosubordinazione di s ai
principi divini superiori e cos rafforzare la sua personalit, ed
 anche libero di sottomettersi ed asservirsi ad altri principi,
non-divini e non-umani ma superumanistici malvagi. Ecco perch la
storia universale  un intimo dispiegarsi dell'Apocalisse. La
personalit umana giunta alla vetta della storia non pu
sopportare d'essere schiava della societ e della natura e allo
stesso tempo avverte sempre pi questa sua schiavit alla societ
e alla natura. La persona umana viene asservita alla natura e
all'ambiente sociale; con la macchina, con lo sviluppo delle forze
produttive materiali l'uomo cerc di dominare gli elementi della
natura e invece diventa schiavo della macchina da lui creata e
dall'ambiente sociale materiale da lui creato. Tutto questo  gi
manifesto nel capitalismo e sar manifesto anche nel socialismo ed
 il tragico risultato di tutta la storia recente, il suo tragico
insuccesso. Ma questo insuccesso non significa che la nuova storia
sia senza senso, non invoca una valutazione definitivamente
tragica del destino della storia; se si intende (e la si deve
intendere) la storia universale come una tragedia, l'insuccesso ha
un significato intimo. Se si ritiene che la soluzione della storia
non pu essere immanente alla storia stessa ma soltanto oltre i
suoi confini tutti gli insuccessi della storia acquistano un senso
interiore profondo e s'incomincia a capire che il senso della
storia non  quello di risolvere i compiti che le assegna l'uno o
l'altro dei suoi periodi. Proprio il fatto che la storia pu
realizzare i suoi disegni soltanto oltre i suoi confini rivela il
senso interiore profondissimo della storia; infatti se in un
momento qualunque della storia fossero realizzati i compiti della
storia e l'uomo pervenisse a una soddisfazione definitiva, questo
successo rivelerebbe in sostanza l'insensatezza della storia.
Perch, per quanto possa sembrare paradossale, il genuino della
storia non  quello di risolversi in un certo istante, in un certo
periodo di tempo, ma quello di permettere a tutte le energie
spirituali e a tutte le contraddizioni della storia di
manifestarsi, perch ci sia il moto dall'interno della tragedia
della storia e soltanto alla fine si riveli la verit che tutto
risolve. Solo allora la sua risoluzione finale genera una luce
retrospettiva su tutti i periodi storici precedenti, mentre una
risoluzione del compito della storia in uno dei suoi istanti non
significherebbe la risoluzione del suo compito per tutti i suoi
periodi, per tutta la sua durata. Qui  importante per me far
notare che la mia concezione del profondo insuccesso della storia
non significa affatto che io affermi l'assurdit della storia,
perch per me proprio questo insuccesso  in certo senso un santo
insuccesso; esso indica che la vocazione suprema dell'uomo e
dell'umanit  meta-storica, che solo nella meta-storia 
possibile una risoluzione di tutte le contraddizioni fondamentali
della storia.
N. A. Berdiaev, Il senso della storia: saggio di una filosofia del
destino umano,
 traduzione di P. Modesto, Jaka Book, Milano, 1971, pagine 145-147
